Volatilità implicita corrente & options chain
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Salve cari lettori, oggi parliamo per l’ennesima volta di volatilità implicita. Ciò che mi ha spinto a fare questo articolo è che per alcuni non sono chiare due cose:
Perché indipendentemente dalla natura delle opzioni (call o put) la volatilità implicita cresce al diminuire dello strike price?
Ma se esistono tante volatilità implicite per quante sono le opzioni, perché nel grafico e nel calcolatore facciamo riferimento alla volatilità implicita come se fosse una sola?
Partiamo dalla risoluzione del primo quesito. Osservando il listino delle opzioni di un titolo (options chain), è possibile facilmente notare come la volatilità implicita, sia nei quadranti delle call che delle put, cresce al diminuire dello strike price corrispondente. Esiste una ragione ben precisa, ed è in particolar modo da ricercarsi in un detto che per qualunque operatore è divenuto una consuetudine:”il mercato sale le scale e scende dalla finastra”. Questa è la ragione alla base di tutto. Infatti le opzioni call con strike basso (ITM) avranno più probabilità, rispetto a quelle con strike alto, di cogliere un graduale rialzo di trend. Per le opzioni put la cosa è differente, infatti è molto semplice osservare un grafico per capire che il mercato quando scende lo fa nella buona parte dei casi con una violenza notevole, infatti circa il 70% dei gap sono a ribasso. Per questo motivo vista l’alta probabilità che hanno le opzioni put OTM in scenari ribassisti di apprezzarsi, la volatilità implicita vale di più.
Veniamo al secondo quesito. La volatilità implicita del grafico della volatilità, che è poi la stessa che ci richiede il calcolatore per determinare il prezzo delle opzioni, si riferisce ad un opzione che in teoria ha lo strike perfettamente aderente al prezzo corrente del sottostante. Si tratta quindi proprio della volatilità corrente, pur magari non facendo riferimento ad uno strike preciso e presente nel listino, ma solo immaginario, cioè quello relativo all’ipotetica opzione che segue con lo strike price l’andamento del titolo.
Le spiegazioni di entrambe le risposte hanno anche un fondamento matematico, infatti ammetto che le risposte date sono un po’ “grezze”, ma i concetti da capire sono quelli, e personalmente metto sempre in priorità la sostanza sulla forma.
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Trackbacks
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Maurizio
ha detto:
Salve, faccio trading da anni esclusivamente con opzioni sul dax, sono fondamentalmente uno scopertista (salvo entrare in acquisto su buoni trend con ottica comunque di breve). Ho elaborato un mio sistema di money management per proteggermi quando il mercato mi mette “comprime” sui margini di garanzia.
Ora metto fra i preferiti il tuo sito così se ti va possiamo scambiarci opnioni ed esperienze. Magari per iniziare mi piacerebbe sapere perchè preferisci le opzioni su azioni piuttosto che sugli indici.23 Febbraio 2009 at 15:37 -
Giovanni Romano
ha detto:
Ciao Maurizio, ti do il benvenuto nel blog. Personalmente preferisco operare sulle azioni perchè primo hanno il miglior rapporto tra capitale e rendimento, socondo perchè tra tutti gli strumenti finanziari le azioni possiedono molti spunti analitici su cui concretizzare e giustificare una posizione presa, infatti posso sempre contare sull’analisi macro,intermarket, fondamentale e tecnica. Gli indici piuttosto che usarli per specularci su preferisco usarli per effettuare delle analisi intermarket a medio termine.
23 Febbraio 2009 at 18:07 -
Maurizio
ha detto:
Il mercato italiano delle opzioni su azioni è totalmente illiquido e penso che non sia adatto al trading di breve. Le azioni spesso hanno anche un andamento divergente dal mercato o addirittura dal settore di appartenenza per cui occorre avere cieca fiducia nell’analisi tecnica sul titolo o la possibilità di avere notizie insider.
Ad ogni modo se il vero obiettivo del trader è guadagnare, non ha importanza quale strumento si usa, è invece importante che lo si conosca bene.
Sarebbe interessante se tu potessi riportare nel blog delle operazioni di trading reale.23 Febbraio 2009 at 23:05 -
Giovanni Romano
ha detto:
Sono perfettamente d’accordo con te, il mercato italiano per generare un ricco impiegherebbe 1000 anni. E’ troppo illiquido. Io infatti non opero nel mercato italiano, bensì in quello USA, ed in titoli altamente capitalizzati. Opero per la maggior parte dei casi nel CBOE.
Inserire operazioni reali fa già parte del mio programma per questo blog, ma prima voglio esaurire la sezione didattica.24 Febbraio 2009 at 01:23
