Option screener: la scelta dei titoli
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Salve cari lettori, oggi vorrei parlarvi di un argomento pratico al 100 per 100, e cioè come scegliere i titoli adatti per specularci su con le opzioni. A dire il vero questo post mi è stato ispirato dalla lettura di un commento di uno dei fantastici lettori di questo blog. L’argomento in questione è la fatidica scelta dei titoli con cui operare. La scelta dei titoli non è una cosa molto semplice, richiede studio ed analisi, tenete presente che però questa “fatica” la si fa magari al massimo una volta ogni 6 mesi, si perché la personalizzazione del trading system non riguarda solo le modalità di interpretazione analitica e strumentale, bensì anche il paniere di titoli prescelti dall’operatore. Io ad esempio mi sono fatto un paniere di titoli personalizzato e opero sempre su quelli, e sono proprio quei titoli che rispecchiano meglio il mio modo di fare, infatti a me piace il trading direzionale e aggressivo, di conseguenza conservo nel mio paniere titoli altamente capitalizzati ed estremamente volatili. In merito a ciò voglio però aprirvi una parentesi importante, infatti essendo noi operatori in opzioni non dobbiamo affezionarci mai ad un titolo, in quanto siamo solo operatori a breve e, sembra un po’ brutto a dirlo, ma dobbiamo letteralmente sfruttarlo nel momento in cui si trova in determinate situazioni, niente di più. Perciò mi raccomando, è giusto speculare indipendentemente dal settore, io stesso speculo praticamente su tutto, dai tecnologici agli immobiliari, dagli energetici ai farmaceutici. La cosa cambia se si è investitori in azioni. Infatti prendendo sempre il sottoscritto come esempio, i soldi che guadagno con la speculazione è ovvio che in parte li reinvesto, infatti amo investire a lungo termine in azioni, e mi godo tutti i benefici derivanti dall’esercizio della proprietà (utili). In questo caso è giusto scegliere accuratamente il settore in cui investire (i migliori sono i non ciclici), e perché no, anche affezionarsi alla propria azienda, sì perché azionista significa essere un proprietario, e io amo essere proprietario di aziende ricche, solide e che lavorano bene. Tornando comunque alle opzioni, è ovvio che la scelta dei titoli da “tredare” non deve essere fatta casualmente, infatti i criteri da prendere in considerazione sono:
alta capitalizzazione
basso flottante
L’alta capitalizzazione è essenziale, poiché solo in questo modo possiamo beneficiare di scarti di prezzo sufficientemente alti da avere un ottimo rendimento in poco tempo, ma ciò non basta, in quanto esistono tantissime società che pur altamente capitalizzate sono dei “polmoni”, occorre perciò introdurre il concetto di flottante, in quanto strettamente legato alla capitalizzazione, infatti questa di per se non significa niente se non sposata con l’elemento flottante. Il flottante è il numero delle azioni che circolano nel mercato, la stragrande maggioranza sono negoziabili, ma una piccola percentuale (sufficiente per non perderne totalmente il controllo) è in possesso di azionisti di maggioranza, manager e dirigenti (insider). Il volume del flottante dipende sostanzialmente dalla forza dell’azienda di creare utile. Comunque la cosa più importante da sapere è che il flottante deve essere il più possibile basso, in quanto il rapporto con la capitalizzazione:
capitalizzazione/flottante
dà il prezzo unitario delle azioni, ed un titolo inizia ad essere adatto alla speculazione a breve dai 60$ in su, ciò in quanto posseggono una volatilità statistica accettabile. I titoli del mercato USA che possiedono questi requisiti sono generalmente contenuti nell’indice S&P500, essendo l’indice che raggruppa le società più capitalizzate del MONDO.
Ciò grosso modo sono gli aspetti fondamentali che un titolo deve assolutamente avere per una speculazione efficace. Tuttavia esistono titoli che hanno una percentuale di cambiamento (pch%) elevata e altri no, indipendentemente dalla volatilità storica, ciò è dovuto in gran parte da fattori psicologici non prevedibili e non quantificabili, ma in parte anche dalle caratteristiche dell’azienda. Ad esempio le aziende con un elevata leva finanziaria (indebitate) essendo meno solide sono molto più sensibili agli sbalzi di “umore” del mercato.
