Ott 10 2008

Chi crea e onera le opzioni?

Le opzioni finanziarie vengono create o tramite sottoscrizione dai proprietari di azioni per puro scopo di speculazione e protezione, oppure dalle società stesse. In quest’ultimo caso le opzioni vengono emesse direttamente dalle società azionarie per due motivi:

1.     Come remunerazione aggiuntiva per i manager

2.     Come incentivo agli impiegati

3.     Per gli azionisti

Pagare i manager con le opzioni è una buona idea per invogliarli ad incrementare il valore delle azioni della società, e ciò lo si può fare solo mettendo il massimo impegno nel lavoro manageriale. Stesso concetto può valere per gli impiegati, che attraverso la remunerazione in opzioni, si sentiranno parte dell’azienda, e saranno spronati a dare il meglio e a godere dall’eventuale aumento delle quotazioni. Le aziende ogni qual volta ci sia un aumento di capitale sociale decidono spesso di immettere nuove azioni nel mercato, così inviano ad ogni azionista, e in ragione delle quote possedute dei diritti di opzione, ossia i diritti, in quanto soci legittimi, su quelle nuove azioni emesse. Si da vita in questo caso all’opzione call. Nel caso in cui ci sia una diminuzione del capitale sociale, magari a seguito di una dimunuzione consistente e duratura degli utili, spesso le aziende pur di non far crollare il valore unitario delle azioni decidono di riacquistarle (in parte) e toglierle dal mercato, perciò si emettono, nel rispetto degli azionisti che le possiedono, dei diritti di vendere a prezzo fissato entro una determinata scadenza. Sono perciò in questo caso le stesse aziende, che nel rispetto dei propri azionisti ricomprano quelle azioni, dando la possibilità a quest’ultimi di fissare uno strike price di vendita, e non essere gravemente danneggiati dal ritiro delle azioni e dalle fluttuazioni del mercato.
Questo è il motivo principale e la vera utilità delle opzioni, ossia proteggere gli azionisti.
Tuttavia, come già accennato all’inizio, i contratti di opzione possono riguardare anche due controparti private a puro scopo speculativo o protettivo, anzi per la maggior parte delle opzioni emesse è così. Sono gli investitori istituzionali, gli azionisti o i semplici operatori ad emetterli. L’operazione di emissione consiste in un writer (sottoscrittore) che sottoscrive il contratto per venderlo ad un acquirente, ossia buyer (compratore), incassando un corrispettivo premio. Per esempio nel caso dell’opzione put, il writer promette al buyer di comprare da lui 100 azioni ad un prezzo prefissato. Così il writer dopo la vendita incassa il premio e scommette a rialzo sulle azioni. Il buyer specularmente, con aspettative opposte, paga il premio e scommette sul ribasso, ma quest’ultimo a differenza del writer non ha l’obbligo di venderle, cioè il contratto può scadere senza alcun gravo di oneri da parte del buyer o compratore del titolo. Quindi nel caso di esercizio, sarà il writer a ricomprare obbligatoriamente le azioni se pur a prezzo più alto rispetto a quello di mercato, in questo caso significa che aveva fatto male i conti… Ovviamente nel caso in cui il buyer non voglia esercitare tale diritto, può rinegoziarlo con qualcun’altro (nuovo buyer), diventando così un seller (venditore).

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