I CFD, una spiegazione semplice

I CFD, acronimo di Contracts for Difference, sono contratti derivati che permettono ad un investitore di acquistare o vendere allo scoperto qualsiasi strumento finanziario con la possibilità di movimentarne volumi consistenti investendo solo una minima percentuale di essi attraverso la leva ed il margine.

Gli strumenti finanziari oggetto di un CFD sono i più disparati. Negli ultimi anni si è assistito ad una diffusione esponenziale dei seguenti tipi di CFD: sul Forex, cioè il trading sulle valute mondiali; sulle materie prime, cioè il trading sull’oro, petrolio, argento, rame, grano; sulle azioni ed indici, il trading cioè sulle azioni delle maggiori piazze mondiali e dei loro rispettivi indici (Nasdaq, FTSE, Nikkei).

Questi contratti, che si aprono e chiudono con un semplice click, sono strumenti molto rischiosi poiché riflettono l’andamento dei prezzi degli strumenti finanziari su cui poggiano moltiplicati per 10, 50 o cento volte in base all’effetto leva prescelto dal trader: fare trading sui CFD permette di avere grandi guadagni ma anche la possibilità di perdere tutto il capitale iniziale investito.

La particolarità principale dei CFD è che, per loro stessa natura, non consentono al trader di acquistare o vendere direttamente lo strumento finanziario prescelto, ma solo di acquistarne il prodotto derivato: pertanto egli non acquisterà o venderà mai direttamente questa o quella azioni, né quei barili di brent o quell’oncia di oro, ma acquisterà o venderà un contratto il cui valore dipenderà da quello dell’azione, del brent o dell’oro.

Proprio perché non implicano l’intestazione diretta dello strumento finanziario in capo al trader i CFD, ad oggi, non sottostanno ad una normativa fiscale uniforme per quanto riguarda la tassazione delle transazioni e degli eventuali utili.