Prevedere la volatilità
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Salve cari lettori, oggi discutiamo dell’argomento volatilità. Come io stesso e molti di voi fanno, per rendersi consapevoli della situazione della volatilità fanno affidamento alle bande di Bollinger. Le bande sono un eccezionale strumento, ma dal punto di vista della previsione futura della volatilità sono un po’ scarse, in quanto quest’ultime ci forniscono ottimi dati operativi, in funzione però della volatilità storica. Ora noi vogliamo trovare uno strumento che ci consenta di prevedere tramite dei segnali operativi efficaci il probabile andamento della volatilità futura, in quanto siamo operatori in opzioni, per noi è importante prevedere in realtà la volatilità implicita. Esistono oltre alle bande anche altri indicatori utili ad avere un quadro completo della volatilità (es: ATR), ma niente per quanto riguarda le prospettive future della volatilità implicita funziona meglio del semplice grafico della volatilità. Il grafico della volatilità è molto semplice, sulle ascisse c’è sempre il tempo, mentre sulle ordinate ci stanno i percentili di volatilità. I percentili di volatilità esprimono la percentuale di scostamento del titolo rispetto al suo valore di capitalizzazione. Così ci troveremo di fronte a due equity line. Una corrisponde alla volatilità storica, mentre l’altra alla volatilità implicita. Ogni grafico le contraddistingue con colori differenti e muniti di relativa leggenda. Le direttive operative che il grafico ci suggerisce sono molto semplici da utilizzare. Infatti i segnali operativi precludono la visione di semplici crossover:
quando la volatilità implicita taglia a rialzo la volatilità storica, è molto probabile che ci troveremo in una settimana costituita da volatilità crescente, il segnale è ancora più forte e duraturo se il cross avviene nei minimi del grafico, lasciando così un ampio spazio di espansione.
Viceversa quando la volatilità implicita taglia a ribasso, cioè dall’alto verso il basso, la volatilità storica, è un chiaro segno di stagnazione imminente del trend, è perciò un segnale che dal punto di vista direzionale si traduce in “non operativo”, mentre dal punto di vista non direzionale “operativo” a tutti gli effetti.
